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		<title>Piccoli motori di ricerca crescono, ora quelli computazionali</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 19:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il question time del Web non è certo prerogativa dei motori di ricerca. Anche i più blasonati come Google, difficilmente rispondono alle domande poste dagli internauti. Ma ci sono alcune realtà della Rete che cominciano, timidamente, a dare risposte ai nostri quesiti. Un progetto che farà parlare di sé e che rappresenta un momento cognitivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/06/woldram3.jpg" rel="lightbox[308]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-309" title="woldram3" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/06/woldram3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il question time del Web non è certo prerogativa dei motori di ricerca. Anche i più blasonati come Google, difficilmente rispondono alle domande poste dagli internauti. Ma ci sono alcune realtà della Rete che cominciano, timidamente, a dare risposte ai nostri quesiti. Un progetto che farà parlare di sé e che rappresenta un momento cognitivo di grande impatto è &#8220;<a title="Home Site" href="WolframAlpha.com" target="_blank">WolframAlpha.com</a>&#8220;. L&#8217;idea nasce dalla mente di Stephen Wolfram scienziato che si è fatto conoscere per aver sviluppato &#8220;<a title="Home Page" href="http://www.wolfram.com/products/mathematica/index.html" target="_blank">Mathematica</a>&#8221; il più famoso ambiente di calcolo multipiattaforma, e per i suoi contributi nella ricerca sulla fisica delle particelle e l&#8217;algebra simbolica (tanto per citare alcune realtà in cui ha messo il suo zampino).</p>
<p>L&#8217;idea si è concretizzata dando vita ad<strong> un motore in grado di esaudire quel desiderio atavico di conoscenza, innato nella nostra specie</strong>. In effetti il progetto &#8220;WolframAlpha&#8221; rappresenta la svolta generazionale, almeno negli intenti. Il cambio di rotta è infatti piuttosto allettante. Una domanda rivolta al proprio Personal Computer finalmente può dare una risposta immediata, precisa e ficcante senza dover districarsi nei meandri della Rete. Il ricordo, per i più avvezzi alla fantascienza potrebbe riportare alla mente alcune scene della serie televisiva di Star Trek; insomma un medium telematico in grado di fornire la risposta giusta senza troppi &#8220;fronzoli&#8221;.</p>
<p>Questo passo evolutivo rappresenterebbe lo status symbol dell&#8217;uomo informato. Una soluzione che sembra passare per buona. Peraltro un metodo analogo, magari potenziato potrebbe risolvere quella sorta di avvicendamento sistematico uomo-macchina che sempre più sta spostando l&#8217;essere umano verso il mezzo elettronico e non viceversa. Il motore di WolframAlpha è in grado di risolvere calcoli, identificare la composizione di materiali e sostanze, individuare cast e crediti di film e musica, nonché elargire coordinate geografiche, composizioni chimiche di medicinali e via dicendo.</p>
<p>In buona sostanza uno strumento in grado di <strong>riportare l&#8217;uomo alla corretta attenzione durante qualsivoglia situazione, sia di svago che lavorativa, per poter concentrare gli sforzi mentali sul proprio operato</strong>. Nessuna dispersione di energie a caccia di dati su Internet o sui forum tematici oppure sul Social Network più o meno blasonato. Ci sarà dunque un&#8217;inversione di tendenza dove il Web documentale, ad uso e consumo della ricerca di informazioni, occupi meno tempo per la consultazione garantendo più risorse mentali per la realizzazione di idee.<br />
Parallelamente ci sono gli sviluppi in campo semantico. <strong>Uno dei padri fondatori del World Wide Web, il Professor Tim Berners-Lee, afferma ormai da anni che il Web, così come lui stesso l&#8217;ha percepito e creato, fa parte di quelle innovazioni sociali più che tecniche.</strong> Ma immagina macchine semantiche che svolgeranno il lavoro analitico. Dice infatti: &#8220;finalmente, si materializzeranno quegli &#8216;agenti&#8217; intelligenti sognati per decenni. Questo Web comprensibile alle macchine si concretizzerà introducendo una serie di progressi tecnici e di adeguamenti sociali attualmente in fase di sviluppo&#8221;.</p>
<p>Dunque la strada che porta al web semantico è ancora lunga, nel frattempo possiamo fruire in modo coscienzioso di consigli utili per mantenere un buon rapporto con il Web. Tra i tanti, ci viene incontro il pensiero di <strong>John Freeman</strong>, scrittore statunitense e critico letterario che ci suggerisce una politica della &#8220;<strong>slow communication</strong>&#8221; per ridurre lo stress, senza dubbio ma soprattutto riportare il lavoro intellettuale &#8211; ma non solo &#8211; su un unico binario e <strong>distrarre la concentrazione dalle prerogative multitasking proprie delle macchine.</strong></p>
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		<title>Foursquare: geolocalizza, gioca, vince</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 17:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fender</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come si passa dal gioco virtuale, alla vita virtuale e poi a quella vera e ritorno? L’intrattenimento mobile con metodologie geolocalizzate, si evolve fino a diventare un &#8220;must&#8221; con Foursquare; applicazione milionaria, almeno a giudicare dal numero di investitori e dalla pletora di utenti che ogni giorno si localizzano e “conquistano” postazioni digitali in altrettante [...]]]></description>
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<p><img src="file:///C:/Users/Fender/Desktop/foursquare-palm-app.jpg" alt="" /><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/06/foursquare-palm-app.jpg" rel="lightbox[298]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-299" title="foursquare-palm-app" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/06/foursquare-palm-app-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Come si passa dal gioco virtuale, alla vita virtuale e poi a quella vera e ritorno? L’intrattenimento mobile con metodologie geolocalizzate, si evolve fino a diventare un &#8220;must&#8221; con <strong>Foursquare</strong>; applicazione milionaria, almeno a giudicare dal numero di investitori e dalla pletora di utenti che ogni giorno si localizzano e “conquistano” postazioni digitali in altrettante mappe. Da Google a Facebook, passando per Twitter e YouTube. L’idea originale è, dunque, promossa e premiata ancora una volta. Il creatore di Foursquare, poco più che trentenne, è Dennis Crowley, newyorkese, giovane con l’idea giusta al momento giusto. L’assioma nasce per caso da un fungo disegnato, veduto stilizzato lungo le strade della Grande Mela. La memoria corre alle scorribande di quel Super Mario, instancabile idraulico, che fu (é) momento ludico e geniale realizzazione. <strong>C’è chi afferma che solo una mente “nerdy” possa generare dalla semplice commistione di buona tecnologia ed esperienze provate sulla propria pelle, possibili e ghiotti &#8220;utensili&#8221; validi per più di un’occasione. </strong>Un concentrato di attività che si genera da presupposti distanti solo in apparenza. La confessione di Mark Zuckenberg su come è nato Facebook e il suo amore perduto, è infatti un esempio lampante. All’intrattenimento si abbina poi un esercizio, ormai più che frenetico e sociale, che consente &#8211; previo GPS incorporato &#8211; di localizzarsi su mappe virtuali nei pressi di qualsivoglia ubicazione. Si parte dai Bar, e si finisce ai musei con un preciso <em>check-in</em> e un numero relativo di punti incamerati. L’aspetto ludico è interessante e giunge propizio mescolando ingredienti selezionati &#8220;ad hoc&#8221; dal mondo dei videogiochi. Sprazzi e passatempi di allora (chi non ricorda il ruba bandiera e la caccia al tesoro), contestualizzati a dovere, miscelano il presente con il passato.</p>
<p>In buona sostanza una motivazione in più per generare appeal.<strong> Il lato sociale, poi, si integra alla perfezione.</strong> Si vincono punti, dicevamo, raggiungendo per primi alcune location, mentre i più fortunati collezionano ninnoli e simboli ricordo (il fungo nintendiano ha fatto scuola). Sta di fatto che su Foursquare si creano percorsi alternativi, siti inesplorati ora aperti a chi non ne è a conoscenza. La scelta si amplia e si amplifica. La rete diventa fitta e ghiotta di nuove opportunità. Basta spostarsi da un punto ad un altro e generare il proprio segnaposto. consigliare, scattare una foto e lasciare una piccola briciola che sa di favola ma che oggi è tanto concreta.</p>
<p><strong>Eppure tali piccole meraviglie continuano a proliferare solo oltreoceano, laddove l’idea è quasi sempre seguita da una possibilità e la possibilità da un investimento utile.</strong> Guarda caso si vince quasi sempre e si conquista il mondo, quello virtuale, ma c&#8217;è spazio, almeno per una fetta di quello reale. Sono dunque queste le applicazioni del nostro futuro? Saranno le reti dinamiche a produrre interesse, generare profitti e costituire nuovi punti di incontro e conoscenza?</p>
<p>﻿</p>
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		<title>Uscire da un mare pieno di squali e ritrovarsi in acque felici</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 12:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono leggi del mercato che non possono subire mutamenti profondi senza che le stesse aziende ne risentano. Ma in un periodo in cui gli stessi mercati sono saturi e le aziende arrancano nell&#8217;annosa battaglia al profitto, l&#8217;approccio al tradizionale metodo della concorrenza potrebbe cambiare direzione, anzi rotta. Il sistema concorrenziale ha sviluppato una sorta [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/06/blueocean.jpg" rel="lightbox[294]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-295" title="Blue Ocean Strategy" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/06/blueocean-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ci sono leggi del mercato che non possono subire mutamenti profondi senza che le stesse aziende ne risentano. Ma in un periodo in cui gli stessi mercati sono saturi e le aziende arrancano nell&#8217;annosa battaglia al profitto, l&#8217;approccio al tradizionale metodo della concorrenza potrebbe cambiare direzione, anzi rotta.</p>
<p>Il sistema concorrenziale ha sviluppato una sorta di autoimmunità e costringe le aziende a divorarsi a vicenda. <strong>E&#8217; la teoria dell&#8217;oceano rosso, per cui la concorrenza genera, di fatto, una similitudine operativa tra i competitor e una forte propensione all&#8217;autodistruzione</strong>. Insomma si genera un mare rosso, sanguigno. L&#8217;oceano è il mercato e il mercato, per espandersi deve muoversi in acque libere, apparentemente prive di concorrenza. Non competere, ma muoversi verso spazi incontaminati dove poter creare nuovi mercati. Queste tecniche, nuove strategie, nascono dalla mente di due professori eminenti. La teoria della &#8220;Blue Ocean&#8221; è stata sviluppata dal Professor W. Chan Kim, condirettore dell&#8217;Istituto <strong>INSEAD Blue Ocean Strategy</strong> di Boston e dalla Professoressa Renée Mauborgne, ricercatrice e condirettrice della stessa INSEAD. Uno studio interessante che prende in considerazione un assioma importante: la diffusione di nuovi mercati. Navigare in acque incontaminate consente di fidelizzare nuovi clienti e creare nuove domande evitando la concorrenza spietata causata dal super affollamento.</p>
<p>Apple sembra aver abbracciato queste mosse strategiche gettando in mare un nuovo prodotto che effettivamente si colloca in un settore del tutto nuovo: iPad è il nuovo pesce da pescare e il segmento di mercato, è un mare blu profondo e sconosciuto. Un segmento che non esisteva e che costringe altri ad inseguire chi ha saputo, invece, prendere il largo. Sconfiggere la concorrenza, dunque, non è più strategia salutare, mentre creare nuovi mercati produce &#8220;innovazione di valore&#8221;. Non competere ma rendere irrilevante l&#8217;attività dei competitor potrebbe far storcere il naso alla vecchia guardia, ma se osserviamo con cura in quali ambiti si sono creati questi nuovi mercati, sembra che il pescato sia in continua crescita. Il modello iTunes, ad esempio, sorge da una accurata analisi dei download illegali (hanno fatto scuola il primo <strong>Napster, Kazaa e LimeWire</strong>), per poi coinvolgere <strong>BMG, EMi Group, Sony e altre famose case discografiche</strong> ad aprire un settore che, di fatto, non c&#8217;era. La tecnica di base comprende anche l&#8217;individuazione del prodotto complementare. Metodo adottato da Philips che ha saputo concentrare l&#8217;attività nella produzione di bollitori per il tè &#8211; molto appetibili per il mercato britannico &#8211; che puntassero a rimuovere il calcaree dall&#8217;acqua utilizzata.</p>
<p>Di fatto l&#8217;attenzione si sposta sulla depurazione dell&#8217;acqua e non sul dispositivo che serve per scaldarla. Insomma navigare in buone acque consente di sviluppare un habitat produttivo e creare regole nuove per quel singolo segmento. Ma gli <em>oceani blu</em>, secondo le strategie adottate dall&#8217;Ocean Blue Strategy Institute, devono essere individuati e quindi conquistati per poter navigare in acque felici. Le aziende possono trovare, più che dei veri acquirenti una fetta di utenti individuabili come fan e non come meri customer. In buona sostanza, quella strategia del <em>lovemarket</em> su cui <strong>Steve Jobs</strong> ha posto le basi per una campagna vincente.</p>
<p>Un lavoro di primo piano dunque, a giudicare da quanto detto sul &#8220;China Book Business Report&#8221;. Peraltro il manuale e le sue 150 mosse strategiche hanno aiutato alcune delle economie più in difficoltà di questi ultimi tempi per risalire la china. La lungimiranza di <strong>Stephen Moret</strong>, Segretario della LED, la<strong> Louisiana Economic Development</strong>, sembra essere l&#8217;arma vincente per riportare questo Stato, duramente colpito dalla crisi, agli albori di un tempo.</p>
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		<title>Google Editions: libri elettronici da Mountain View</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 18:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fender</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A prima vista, quello di Google, sembrerebbe un tentativo di cospargersi la cenere sul campo per le lunghe diatribe legali in atto contro una pletora di editori. In realtà il nuovo negozio online che l&#8217;Azienda di Mountain View lancerà, tra giugno e luglio e denominato &#8220;Google Editions&#8220;, costituisce un altro tassello alla scalata del mondo [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/google-editions1.jpg" rel="lightbox[278]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-280" title="google-editions" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/google-editions1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>A prima vista, quello di<strong> Google</strong>, sembrerebbe un tentativo di cospargersi la cenere sul campo per le lunghe diatribe legali in atto contro una pletora di editori. In realtà il nuovo negozio online che l&#8217;Azienda di Mountain View lancerà, tra giugno e luglio e denominato &#8220;<strong>Google Editions</strong>&#8220;, costituisce<strong> un</strong> <strong>altro tassello alla scalata del mondo degli eBook e dell&#8217;editoria online</strong>. Almeno secondo quanto <strong>Chris Palma, funzionario di Google, ha dichiarato al Wall Street Journal</strong>. Ma affiancare le librerie virtuali di Apple e Amazon non è cosa semplice e si prospetta una battaglia agguerrita.</p>
<p>Le vicende legali che la vedono protagonista sin dal 2004 sembrano rallentare; i giudici federali hanno un bel da farsi a giudicare dalla mole di materiale ricevuto e dalle numerose parti in causa (tra cui OPA, la Open Book Alliance). Peraltro a complicare le cose si sono aggiunte associazioni di fotografi professionisti che vantano diritti sul materiale fotografico pubblicato nel calderone di Google Book Search. Ma i tempi della giustizia, si sa, vanno a rilento e qualcuno strizza l&#8217;occhio al nuovo interessante servizio, non accontentandosi di possibili accordi stragiudiziali.<br />
<strong>Il nuovo servizio online che Brin e Page hanno progettato ospiterà circa 500mila titoli</strong>, &#8211; per cominciare nessun titolo nuovo &#8211;  molti dei quali editi da alcuni editori che già avevano stretto partnership ai tempi di Book Search. Il negozio virtuale dovrebbe proporre libri elettronici compatibili con molti dispositivi per un approccio Web Based che ormai da tempo caratterizza la politica dell&#8217;Azienda. Un segno di apertura che potrebbe ben contrastare le chiusure di Apple e quelle di Amazon, <strong>anche se il colosso americano di Jeff Bezos, ha deciso di spingersi oltre il suo Kindle</strong>. Alla base del servizio è prevista una gestione cloud; ovvero i libri saranno sempre disponibili sui server di Mountain View, ma non scaricabili in locale (almeno per il momento). Per non scontentare nessuno sembrano in via di sviluppo anche le Application per il melafonino e per il nuovo nato in casa Apple, l&#8217;iPad.</p>
<p>Chicca finale e per dare un colpo anche alla botte, gli editori potranno stabilire il prezzo dei proprio eBook nonché condizioni particolari da applicare ai diritti d&#8217;autore su ogni singolo libro. Per quanto riguarda le modalità di acquisto, sarà possibile effettuare una ricerca sul motore<strong> per poi ritrovarsi a pochi click dall&#8217;acquisto del libro prescelto</strong>. Sembra ancora presto per dirlo, ma una mossa tattica di questo tipo potrebbe sdoganare definitivamente la crescita dei libri elettronici anche nel nostro paese, vista la capillare diffusione del noto motore di ricerca.</p>
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		<title>Kin One e Kin Two: il social telefono</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 17:58:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il progetto è tutto di Microsoft anche se questi due nuovi telefoni Social oriented nascono da una partnership che sa di sfida, almeno a giudicare dai nomi che ruotano attorno al progetto definito: “Kin”. Una parentela che raccoglie a sé le capacità di sviluppo e ricerca della casa di Redmond, dunque, ma che coinvolge storici [...]]]></description>
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<div id="attachment_266" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/two_loop_print.jpg" rel="lightbox[265]"><img class="size-thumbnail wp-image-266" title="Kin Two" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/two_loop_print-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Kin Two</p></div>
<p>Il progetto è tutto di <strong>Microsoft</strong> anche se questi due nuovi telefoni<strong> Social oriented</strong> nascono da una partnership che sa di sfida, almeno a giudicare dai nomi che ruotano attorno al progetto definito: “Kin”. <strong>Una parentela che raccoglie a sé le capacità di sviluppo e ricerca della casa di Redmond</strong>, dunque, ma che coinvolge storici leader del settore tecnologico come Sharp, nonché la Verizon Wireless, il fornitore di servizi statunitense e la Vodafone per quanto riguarda le comunicazioni disponibili in Germania, Spagna, Italia e Gran Bretagna.</p>
<p>Così tante forze messe in campo meritano almeno un paio di osservazioni.  Prima di tutto la necessità di spostare l’interesse dei consumatori su di un dispositivo orientato al social networking potrebbe fare molto rumore e poco stupore. Di fatto oggi il mercato offre già soluzioni ibride che consentono di seguire i propri contatti virtuali semplicemente installando un software, per la maggior parte delle volte distribuito gratuitamente. In secondo luogo, sembra che per battere la concorrenza – leggi iPhone di Apple &#8211; ci voglia un guizzo innovativo e non accordi farraginosi. Sta di fatto che il Kin cercherà di smuovere le coscienze degli utenti, soprattutto quelli più impelagati nelle reti sociali.</p>
<p><span id="more-265"></span></p>
<p>Vediamo come. <strong>Due dispositivi similari, uno più piccolo e compatto, meno veloce e con una tastiera a slitta ridotta, il Kin One</strong>. Mentre il secondo è più grande, incorpora una fotocamera da 8 Megapixel (ormai si sprecano), al contrario del fratello minore che è dotato di una fotocamera da 5 (cinque) Megapixel. Kin Two svela, oltretutto, funzionalità video nel formato HD. Il comparto video è corredato, per entrambi i modelli, da un flash a led e da uno stabilizzatore di immagine.</p>
<p>Ma il lato più interessante, fatte salve le premesse, è proprio quello “sociale”. Le funzioni adibite a tale scopo sono: <strong>Kin Loop, Kin Spot e Kin Studio</strong>. Questo Smartphone mette in evidenza le persone e gli interessi nonché le attività con cui l’utente vuole interagire piuttosto che le solite icone per accedere alle singole applicazioni. Kin Loop visualizza sullo schermo tattile i contatti preferiti, gli aggiornamenti di stato delle principali piattaforme Social, così come i messaggi, le fotografie e i post. Per la condivisione di queste ed altre informazioni entra in gioco la funzione definita Kin Spot. Basta trascinare i contributi multimediali in un dato punto dello schermo – lo spot appunto –, scegliere le modalità di condivisione e spararli nell’etere.</p>
<p>Kin Studio, per concludere, svolge tutte quelle attività proprie di un telefono cellulare, ma in questo dispositivo viene integrata una funzione di backup effettuata tramite<strong> i servizi cloud di Microsoft</strong>. Tutti i dati, infatti, vengono salvati online e sono recuperabili attraverso qualsivoglia Browser per essere poi catalogati in stile blog. L’interfaccia dello Zune &#8211; lo sfortunato media player di Steve Ballmer &#8211; sembra trovare posto nei due Kin. All’appello giungono musica, video, una radio FM e la gestione e riproduzione dei Podcast.</p>
<p>Insomma <strong>un anticipo di quello che sarà il nuovo Windows 7 versione mobile. </strong>Un pacchetto, definito “Zune Pass” consentirà di accedere ad un negozio online contenente migliaia di contributi musicali scaricabili a pagamento. Sebbene negli Stati Uniti il nuovo gingillo di Microsoft è già disponibile, l’Europa dovrà attendere il prossimo autunno per metterlo alla prova e saggiarne le capacità.</p>
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		<title>Nuovi orizzonti video ludici: il ViGaMus</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 17:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[AIOMI]]></category>
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		<description><![CDATA[L’esperienza di un videogioco lascia trasparire oggi più che mai quelle pillole di sapere che racchiudono a sé momenti formativi, culturali e artistici. Ma anche un&#8217;opera video ludica, nata e progettata per essere diffusa su supporti elettronici può andare perduta. Come recuperare e conservare, dunque, un prodotto che oggi fa parte di un’eredità che i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<div id="attachment_260" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/FACCIATAINVADERS.jpg" rel="lightbox[259]"><img class="size-thumbnail wp-image-260" title="Vigamus" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/FACCIATAINVADERS-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Progetto ViGaMus</p></div>
<p>L’esperienza di un videogioco lascia trasparire oggi più che mai quelle pillole di sapere che racchiudono a sé momenti formativi, culturali e artistici. Ma anche un&#8217;opera video ludica, nata e progettata per essere diffusa su supporti elettronici può andare perduta.</p>
<p>Come recuperare e conservare, dunque, un prodotto che oggi fa parte di un’eredità che i posteri dovrebbero conoscere? La sopravvivenza del videogioco è parte integrante di un progetto che la <strong>AIOMI, l&#8217;Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive</strong>, ha presentato giovedì scorso presso l&#8217;Associazione Civita, a Roma.</p>
<p>Deputato alla salvaguardia dei Videogame sarà il <a title="ViGaMus Home Page" href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=2&amp;ved=0CB8QFjAB&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.vigamus.com%2Fit%2F&amp;ei=IPIDTMmcGJ2smwOh3-yTAQ&amp;usg=AFQjCNHuHY1nVbOOP1GvkThtzYcCiotLxA" target="_blank"><strong>ViGaMus</strong></a> (Video Game Museum), il museo permanente che aprirà le porte entro la fine del 2011 nella Capitale con la <strong>partnership del Comune di Roma</strong> e il <strong>Patrocinio del Ministero della Gioventù</strong>. Mille metri quadri nel cuore del quartiere Prati, per divulgare il sapere video ludico come specchio del nostro tempo, visto attraverso momenti narrativi, propri delle opere cinematografiche, ma con un elemento peculiare che caratterizza l’essenza del videogame: l’interattività.</p>
<p><span id="more-259"></span></p>
<p>Una boccata d’ossigeno, quindi, per tutte quelle produzioni video ludiche, specialmente quelle targate anni ottanta, che rischiano di andare perdute a causa della voracità produttiva delle Software House. “Per quanto l’attività del Museo sarà focalizzata sul medium del videogioco in quanto tale, – osserva <strong>Marco Accordi Rickards, Presidente di AIOMI</strong> &#8211; ne estende la portata oltre la sfera dell&#8217;industria video ludica, esplorando e analizzando il suo collegamento e la sua interrelazione con gli altri media ed espressioni artistiche quali cinema, letteratura, musica”.</p>
<p>Il museo ospiterà sale espositive, laboratori di studio e ricerca, sale conferenze e non mancheranno gli spazi dove si potrà toccare con mano e rivivere le esperienze video ludiche del passato. “Non siamo i soli a pensare il videogame come un opera, prima che come un prodotto – ci dice<strong> Bonaventura di Bello, curatore del ViGaMus</strong>, se consideriamo il fatto che alla <strong>Game Developer Conference</strong> di San Francisco, tenutasi di recente, buona parte del tempo è stato riservato a questo argomento, vuol dire che qualcosa di importante si sta muovendo”. C’è da dire, poi, che le OMI, le Opere Multimediali Interattive &#8211; questo è l’acronimo che ci suggeriscono i creatori del museo &#8211;  non possono essere più considerate un mero prodotto.</p>
<p>Certo, stiamo parlando di una fonte di business che oggi genera un fatturato mondiale di sessanta miliardi di dollari, ma sono anche e soprattutto “veicoli artistici” unici che rappresentano nuove proposte educative e sprazzi digitali di momenti storici irripetibili. <strong>Alessandro Sciolari, Direttore scientifico di Assoknowledge</strong>, ci ricorda come &#8220;la produzione italiana di videogiochi si attesta oggi intorno al 3% con un fatturato di oltre un milione di euro annui (Nielsen 2009); dati non trascurabili se pensiamo che nel settore dell’intrattenimento i videogiochi superano di gran lunga gli altri canali quali il cinema e la stessa musica. Ma si può fare molto di più &#8211; prosegue Sciolari &#8211; incrementando la crescita economica anche in questo importante settore per arrivare ad una produzione almeno del 30%&#8221;.</p>
<p>&#8220;È un&#8217;occasione – ha detto il Ministro della Gioventù, <strong>Giorgia Meloni</strong>, intervenuta in chiusura alla presentazione – per puntare l&#8217;obiettivo su un prodotto industriale d&#8217;eccellenza, che in Italia ha un enorme mercato. Le nostre imprese non hanno ancora capito le enormi potenzialità di questo settore ma oggi possiamo partire dal Museo per <strong>diffondere quella conoscenza che il videogioco merita</strong>&#8220;. Ma l’esperienza ViGaMus non finisce qui. Il museo sarà uno spazio aperto al pubblico, ovviamente ma soprattutto sarà dinamico, per cui alcune zone espositive accoglieranno di volta in volta mostre di approfondimento e nuovi spazi semantici per stare al passo con i tempi, tenendo ben presente i trascorsi storici dei grandi sviluppatori che hanno contribuito alla nascita del medium video ludico.</p>
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		<title>Le favole della nonna in digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 17:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[digital comics]]></category>
		<category><![CDATA[ipad]]></category>
		<category><![CDATA[Marvel]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovi rivoli narrativi, inesplorati meandri digitali arrivano dalla fantasia di chi ha visto nell’iPad, il gingillogico di casa Apple, un nuovo strumento creativo, poliforme. Con l’introduzione del negozio virtuale dedicato al mondo dell’editoria, l’ormai arcinoto iBook Store, c’era da aspettarsi molte variazioni sul tema; e queste, puntualmente, cominciamo a farsi apprezzare. Nuovi metodi di lettura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/ipad-marvel-app.jpg" rel="lightbox[254]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-255" title="ipad-marvel-app" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/ipad-marvel-app-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nuovi rivoli narrativi, inesplorati meandri digitali arrivano dalla fantasia di chi ha visto nell’iPad,<strong> il gingillogico di casa Apple</strong>, <strong>un nuovo strumento creativo, poliforme</strong>. Con l’introduzione del negozio virtuale dedicato al mondo dell’editoria, l’ormai arcinoto<strong> iBook Store</strong>, c’era da aspettarsi molte variazioni sul tema; e queste, puntualmente, cominciamo a farsi apprezzare. Nuovi metodi di lettura, dunque, per cui le tanto decantate “gesture” raccolgono quelle necessità spaziali che non fanno rimpiangere il fruscio della carta stampata. Sfogliare una pagina digitale è ormai tecnica acquisita ma ciò che più intriga sono i nuovi stili narrativi. Steve Jobs, lo sappiamo, non lascia nulla al caso.<span id="more-254"></span></p>
<p>E sicuramente nel pensare un’applicazione come iBook ha immaginato scenari di conoscenza, informazione e svago racchiusi in un contenitore spettacolare che potesse scatenare la fantasia dei programmatori. Che poi oggi sono più artisti, disegnatori, registi del digitale. E gli sviluppatori attenti non si sono fatti pregare. <strong>Marvel Comics ha svelato un’applicazione dalle potenzialità enormi</strong>. Fatta di percorsi narrativi unici, da cui traspare il senso della scoperta, l’ applicazione Marvel – su cui c’è lo zampino della <a title="ComiXology" href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;ved=0CBsQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.comixology.com%2F&amp;ei=d-8DTMi-NqLCmgOJ5PGTAQ&amp;usg=AFQjCNHsc8FVDu-BY9j2Vh3WvA5XxYurQg" target="_blank"><strong>ComiXology</strong></a> &#8211; trascina il lettore, vignetta dopo vignetta, disegnando percorsi variopinti e alternativi dove ogni nuovo movimento della mano è una scoperta visiva. Tenere sott’occhio piccole ma grandi realtà quali la<strong> iVerse Comics che ha lanciato la prima applicazione per iPhone e iPod Touch dedicata ai fumetti è operazione sensata</strong>, vista la mole di comics digital oriented che la compagnia sta producendo.</p>
<p><strong>Uno stupore multimediale che non aveva mai preso forma in passato e che oggi fornisce ampi spazi di lettura</strong>. Sorgono, così, nuove sfere di interesse che arricchiscono il filo narrativo. Non solo movimenti naturali, non solo letture ipermediali ma anche interattive. <strong><em>Alice in Wonderland</em></strong> <strong>ne è l’archetipo</strong>. La versione per iPad, progettata dalla <strong>Atomic Antelope</strong>, è più che libro interattivo. Regala, infatti, all’interlocutore la giusta dose di “ludicità” e al contempo una lettura cross mediale, che apre percorsi editoriali inimmaginabile fino a qualche tempo fa. La Alice in versione iPad consente al lettore di rivivere le avventure scuotendo e ruotando il Tablet della Mela, ascoltando le musiche senza togliere nulla alla lettura del racconto.<br />
Secondo <strong>John Makinson</strong>, amministratore delegato di <a title="Penguin Home Page" href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;ved=0CBgQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.penguin.co.uk%2F&amp;ei=GPADTOXtH5bumgPuv7yvDA&amp;usg=AFQjCNHR3E4Kw_oPpSRt2XP7qlV0Lc63QQ" target="_blank"><strong>Penguin Books</strong></a>, &#8211; una delle partner editoriali più forti di Apple &#8211;  “<em>l&#8217;iPad rappresenta la prima vera occasione per creare un modello che possa avere successo nella distribuzione dei libri in formato multimediale</em>”. Sembra dunque che l’enfant terrible sia ancora una volta iPad ma una nuova pletora di eBook reader stanno invadendo il mercato, rivestiti per l’occasione con inchiostro a colori. Obiettivo, il mercato dell’entertainment e dei fumetti.</p>
<p>Qualche esempio: il <strong>Flepia della Fujitsu, oppure l’Ezy eBook prodotto dalla ShopKami e il recentissimo prodotto made in Germany, il WePad di Neofonie</strong>. Un “Blobject” che offre uno schermo piuttosto generoso (11,6 pollici) tecnologia Touch capacitiva e sistema Android.</p>
<p>Rigorosamente a colori, questo neanche a dirlo. Sarebbe spiazzante ora raccogliere il<strong> filone narrativo dei fumetti e delle favole per bambini</strong>, così come delle opere educative, rinunciando ad immagini cromatiche e ad effetti sonori che contribuiscono non poco al coinvolgimento spaziale del lettore. Se le viti prevarranno sulla colla anche per quanto riguarda il settore dei comics e delle favole per bambini è ancora presto per dirlo. Ma di certo abbiamo creato l’alternativa che mancava anche in questo settore. Staremo a vedere…</p>
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		<title>Don Bluth, da Dragon’s Lair a Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 19:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Cartoon on the Bay]]></category>
		<category><![CDATA[Don Bluth]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Genovesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulle coste del Tigullio il sottobosco video ludico ha vissuto momenti importanti. Il premio alla carriera durante il Cartoons on the Bay, è stato il giusto riconoscimento per Don Bluth, disegnatore, animatore e produttore cinematografico ma anche genio della Computer grafica. Insomma, un artista che nel corso degli anni ha saputo fare dell’innovazione il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p><strong><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/dragons-lair.jpg" rel="lightbox[291]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-292" title="dragons-lair" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2010/05/dragons-lair-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sulle coste del Tigullio il sottobosco video ludico ha vissuto momenti importanti</strong>.  Il premio alla carriera durante il <strong>Cartoons on the Bay</strong>, è stato il giusto riconoscimento per Don Bluth, disegnatore, animatore e produttore cinematografico ma anche genio della Computer grafica. Insomma, un artista che nel corso degli anni ha saputo fare dell’innovazione il suo punto di forza. Pioniere in Disney prima, poi innovatore cross mediale nella <strong>Don Bluth Production</strong> – azienda da lui stesso fondata – nella quale ha intrecciato il mondo dell’animazione, del cinema e dei videogiochi.</p>
<p><strong>Con lui il videogame degli anni ’80 cambia, e da mero sollazzo per giovani Nerd diventa  opera multimediale dalla quale attingere nutrimento per le tecniche di animazione e la caratterizzazione dei personaggi. </strong>Emblematiche restano infatti le avventure di Dragon’s Lair prima e Space Ace poi, due facce di una visione a bivi della narrazione, dove i gamer sono portati a fare una scelta per decidere sulle sorti dei protagonisti. Insomma Don Bluth ribalta le scene e porta chi gioca dentro il videogame.<br />
La medesima interpretazione filo-narrativa è lo spunto per <strong>creare un film d’animazione ambientato sulle coste del Tigullio</strong>. L’annuncio arriva durante un proficuo incontro tra il regista statunitense e<strong> Roberto Genovesi, Direttore di Cartoon on the Bay</strong>. Ma  Don Bluth vuole fare le cose in grande. L’idea è quella di coinvolgere il pubblico di Facebook che sarà così protagonista mediale e mediatico nella suggestiva fase conclusiva del lungometraggio. Tutto ha inizio da una protagonista &#8211; dice lo stesso Genovesi &#8211; . “Una tenera vecchina che abita in una piccola barca ormeggiata al porto di Rapallo e che non possiede nulla se non la sua libertà e le meraviglie del mare”. Insomma un nuovo percorso narrativo con molteplici soluzioni creative.</p>
<p><strong>Quel “social sharing gift” che oggi più che mai ci riporta al bisogno primario: condividere idee è la chiave per avere una maggiore fiducia e consapevolezza nel futuro</strong>. Così come coinvolgere il popolo della Rete in progetti come questo, significa fare maggiore attenzione ai bisogni delle persone e, perché no, stimolare una crescita creativa nascosta in qualche cassetto e nella fantasia di tutti noi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il vostro uomo ragno di quartire&#8230;con una donna dentro??</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 20:22:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono imbattuto in un test molto divertente. Ho fatto il test e mi sono accorto che dentro di me c&#8217;è un uomo dai sensi molto sviluppati, come quelli dell&#8217;Uomo Ragno (mio eroe!! &#8211; ndr). La cosa che mi soddisfa di più, però, è che con un sospetto 67% di probabilità ho le medesime caratteristiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.centroesteticosoleluna.com%2F2009%2F12%2F24%2Fil-vostro-uomo-ragno-di-quartire-con-una-donna-dentro%2F&amp;style=normal" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
<p><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2009/12/superheroes02.jpg" rel="lightbox[249]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-250" title="Super Heroes" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2009/12/superheroes02-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Mi sono imbattuto in un test molto divertente. Ho fatto il test e mi sono accorto che dentro di me c&#8217;è un uomo dai sensi molto sviluppati, come quelli dell&#8217;<strong>Uomo Ragno</strong> (mio eroe!! &#8211; ndr). La cosa che mi soddisfa di più, però, è che con un sospetto 67% di probabilità ho le medesime caratteristiche di&#8230; <strong>Super Girl!!</strong> Vedere per poter giudicare voi stessi:</p>
<p>Your results:<br />
<strong>You are <span style="font-size: x-large;">Spider-Man</span></strong></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>Spider-Man</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>75%</td>
</tr>
<tr>
<td>Supergirl</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>67%</td>
</tr>
<tr>
<td>Batman</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>65%</td>
</tr>
<tr>
<td>Robin</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>64%</td>
</tr>
<tr>
<td>Superman</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>55%</td>
</tr>
<tr>
<td>Green Lantern</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>55%</td>
</tr>
<tr>
<td>Wonder Woman</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>52%</td>
</tr>
<tr>
<td>Hulk</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>50%</td>
</tr>
<tr>
<td>The Flash</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>50%</td>
</tr>
<tr>
<td>Catwoman</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>30%</td>
</tr>
<tr>
<td>Iron Man</td>
<td>
<hr size="4" noshade="noshade" /></td>
<td>25%</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td>You are intelligent, witty,<br />
a bit geeky and have great<br />
power and responsibility.</p>
<p><img src="http://www.thesuperheroquiz.com/pics/spidy.gif" alt="" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://www.thesuperheroquiz.com/"><br />
Click here to take the &#8220;Which Superhero am I?&#8221; quiz&#8230;</a></p>
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		<title>Navicella interstellare Zaion</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 18:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[*** Zaion *** &#8220;Se continuano così ci ridurranno un colabrodo, Signore&#8221;. - “Colabrodo Zaion??” - - Sistema scudi 24 percento. Gli scudi sono al minimo, signore, dobbiamo toglierci di torno quei caccia. - &#8220;Lo so, cosa credi stia tentando di fare!&#8221; - &#8220;Raggi a particelle in arrivo nord, nord-ovest, Signore…&#8221; - “Ebbene, un po’ di [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2009/09/Zaion.jpg" rel="lightbox[239]"><img class="size-thumbnail wp-image-240 alignleft" title="Zaion" src="http://www.centroesteticosoleluna.com/wp-content/uploads/2009/09/Zaion-150x150.jpg" alt="Zaion" width="150" height="150" /></a></p>
<p>*** Zaion ***</p>
<p>&#8220;Se continuano così ci ridurranno un colabrodo, Signore&#8221;.<br />
- “Colabrodo Zaion??” -<br />
- Sistema scudi 24 percento.<br />
Gli scudi sono al minimo, signore, dobbiamo toglierci di torno quei caccia.</p>
<p>- &#8220;Lo so, cosa credi stia tentando di fare!&#8221;</p>
<p>- &#8220;Raggi a particelle in arrivo nord, nord-ovest, Signore…&#8221;<br />
- “Ebbene, un po’ di fuochi d’artificio non guastano mai!”</p>
<p>- “Fuochi, Signore?”<br />
- “Poi ti spiego Zaion…” “poi ti spiego”…</p>
<p>- &#8220;Comandante! Caccia U.T.O in arrivo, missili ad incandescenza armati…&#8221;<br />
- &#8220;ricevuto Zaion, guido io la traiettoria… bersaglio agganciato… schivano i colpi con missili termo riflettenti… ACH! Non ci voleva…&#8221;</p>
<p>&#8220;Zaion, arma i laser!&#8221;</p>
<p>- &#8220;Livello laser basso signore&#8230;&#8221;</p>
<p>- &#8220;mai una bella notizia, vero? Passo ai comandi manuali Zaion&#8221;.<br />
- &#8220;Ma Signore…&#8221;<br />
- “Forza! comandi manuali ho detto!”<br />
- &#8220;Commutazione avvenuta, signore, configurazione biotronica in corso… comandi manuali attivati.  -  Sistema scudi 18 percento.</p>
<p>Sistema scudi 12 percento, in diminuzione…</p>
<p>- &#8220;Manovra evasiva!&#8221;<br />
- &#8220;Ma signore?? Un salto ora potrebbe essere letale…&#8221;<br />
- &#8220;Ho potenziato io stesso la struttura di questa baracca, Zaion! Salto in iperspazio, ora!&#8221;<br />
- &#8220;Salto immediato signore, … Flusso canalizzatore attivato, al tre: 1, 2, 3…&#8221;</p>
<p>&#8212;</p>
<p>“Rapporto danni Zaion. Il salto in iperspazio deve averne fatti parecchi…&#8221;<br />
&#8220;Zaion? Zaion, mi senti?&#8221;.<br />
….zzzz… …zzzzz… z..z. z.. ccrrrrrshhhh   sono qui Signore… zz….</p>
<p>- &#8220;Hey, mi hai fatto spaventare!&#8221;<br />
- &#8220;Mi dispiace signore, il sistema neuronale biomeccanico era andato in panne, per usare un termine di voi umani&#8221;.</p>
<p>- &#8220;A si? E da quando usi terminologia terrestre?&#8221;<br />
- “Da quando lavoro con lei, Signore…”<br />
- &#8220;Ti ho detto di chiamarmi James?&#8221;<br />
- &#8220;Si, Signore&#8221;.</p>
<p>Fuori lo spazio immenso. Alpha Centauri, costellazione di Rigon. James Cunnichan, primo e unico ufficiale della navicella galattica interstellare Zaion, guarda oltre lo spettro visivo. Fuori il mare di Kunf, uno sciame di stelle unico e luminoso, superiore per magnitudine e grandezza alla via lattea.</p>
<p>In sottofondo un brano di Johnny Cash: “Mercy Seat”.</p>
<p>- &#8220;Zaion, questo rapporto?! Sento puzza di bruciato e alcuni comandi non rispondono…&#8221;<br />
- “Subito signore, James, signore”: &#8220;Sistema in avaria 27 percento. Scudi andati James. Motore sinistro in avaria. Motore destro al 40 percento potenza supplementare. Computer, salvo per miracolo!&#8221;</p>
<p>- &#8220;Non sei spiritosa Zaion. Rapporto sistema neuronale?&#8221;.<br />
- &#8220;Sistema neuronale perfettamente integro Signore, il deflettore biomeccanico ha retto.<br />
- “Good! Qui ci vuole una birretta per festeggiare!” – Non ci trovo nulla da festeggiare Signore, la nave cade a pezzi e il primo pianeta non ostile è anni luce da qui…&#8221;</p>
<p>- &#8220;Prendiamoci un po’ di tempo Zaion goditi il momento, guarda che spettacolo là fuori! Il viaggio è ancora lungo&#8221;.</p>
<p>– “Spettacolo signore?”</p>
<p>&#8212;</p>
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