Uscire da un mare pieno di squali e ritrovarsi in acque felici

Posted by admin | Posted in Momenti, Notizie | Posted on 04-06-2010

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Ci sono leggi del mercato che non possono subire mutamenti profondi senza che le stesse aziende ne risentano. Ma in un periodo in cui gli stessi mercati sono saturi e le aziende arrancano nell’annosa battaglia al profitto, l’approccio al tradizionale metodo della concorrenza potrebbe cambiare direzione, anzi rotta.

Il sistema concorrenziale ha sviluppato una sorta di autoimmunità e costringe le aziende a divorarsi a vicenda. E’ la teoria dell’oceano rosso, per cui la concorrenza genera, di fatto, una similitudine operativa tra i competitor e una forte propensione all’autodistruzione. Insomma si genera un mare rosso, sanguigno. L’oceano è il mercato e il mercato, per espandersi deve muoversi in acque libere, apparentemente prive di concorrenza. Non competere, ma muoversi verso spazi incontaminati dove poter creare nuovi mercati. Queste tecniche, nuove strategie, nascono dalla mente di due professori eminenti. La teoria della “Blue Ocean” è stata sviluppata dal Professor W. Chan Kim, condirettore dell’Istituto INSEAD Blue Ocean Strategy di Boston e dalla Professoressa Renée Mauborgne, ricercatrice e condirettrice della stessa INSEAD. Uno studio interessante che prende in considerazione un assioma importante: la diffusione di nuovi mercati. Navigare in acque incontaminate consente di fidelizzare nuovi clienti e creare nuove domande evitando la concorrenza spietata causata dal super affollamento.

Apple sembra aver abbracciato queste mosse strategiche gettando in mare un nuovo prodotto che effettivamente si colloca in un settore del tutto nuovo: iPad è il nuovo pesce da pescare e il segmento di mercato, è un mare blu profondo e sconosciuto. Un segmento che non esisteva e che costringe altri ad inseguire chi ha saputo, invece, prendere il largo. Sconfiggere la concorrenza, dunque, non è più strategia salutare, mentre creare nuovi mercati produce “innovazione di valore”. Non competere ma rendere irrilevante l’attività dei competitor potrebbe far storcere il naso alla vecchia guardia, ma se osserviamo con cura in quali ambiti si sono creati questi nuovi mercati, sembra che il pescato sia in continua crescita. Il modello iTunes, ad esempio, sorge da una accurata analisi dei download illegali (hanno fatto scuola il primo Napster, Kazaa e LimeWire), per poi coinvolgere BMG, EMi Group, Sony e altre famose case discografiche ad aprire un settore che, di fatto, non c’era. La tecnica di base comprende anche l’individuazione del prodotto complementare. Metodo adottato da Philips che ha saputo concentrare l’attività nella produzione di bollitori per il tè – molto appetibili per il mercato britannico – che puntassero a rimuovere il calcaree dall’acqua utilizzata.

Di fatto l’attenzione si sposta sulla depurazione dell’acqua e non sul dispositivo che serve per scaldarla. Insomma navigare in buone acque consente di sviluppare un habitat produttivo e creare regole nuove per quel singolo segmento. Ma gli oceani blu, secondo le strategie adottate dall’Ocean Blue Strategy Institute, devono essere individuati e quindi conquistati per poter navigare in acque felici. Le aziende possono trovare, più che dei veri acquirenti una fetta di utenti individuabili come fan e non come meri customer. In buona sostanza, quella strategia del lovemarket su cui Steve Jobs ha posto le basi per una campagna vincente.

Un lavoro di primo piano dunque, a giudicare da quanto detto sul “China Book Business Report”. Peraltro il manuale e le sue 150 mosse strategiche hanno aiutato alcune delle economie più in difficoltà di questi ultimi tempi per risalire la china. La lungimiranza di Stephen Moret, Segretario della LED, la Louisiana Economic Development, sembra essere l’arma vincente per riportare questo Stato, duramente colpito dalla crisi, agli albori di un tempo.

Gavo Gavo: amore al primo morso

Posted by admin | Posted in Momenti | Posted on 15-08-2009

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pac-man-cakeSe vogliamo dirla tutta, il ricordo supera di gran lunga la cosciente ed attuale percezione di gioco. Però Pac-man, o Puck Man per gli amici del Sol levante, rispecchia ancora oggi quella necessità impellente che abbiamo tutti: correre, rincorrere, mangiare, scappare e prendere pillole! Saranno poi così energizzanti? Di certo per affrontare i tanti fantasmi che sono dentro di noi abbiamo bisogno di un bel po’ di sano coraggio.

“Un giorno  la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò, andò ad aprire e vide che non c’era nessuno…”

Web Web Web: Palindromi d'inchiostro e tecnologie

Posted by Fender | Posted in Momenti, Racconti | Posted on 17-07-2009

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nerdsQuando la buona tecnologia si espande sino alle estremità, rischia di sconfortare anche i più avvezzi e navigati. Quelli che negli anni ottanta, con a bordo occhiali serrati con il nastro adesivo e sguardo perso nel vuoto telematico si facevano chiamare Nerds, oggi sono sparsi ovunque. Riconoscibili dal loro profilo su Facebook e percepibili dietro ogni angolo. Manager, baristi, studenti, ambulanti e pure qualche maniaco.

Oggi siamo un po’ tutti Nerds, ma siamo anche pirati informatici, hacker bianchi e neri, siamo blogger, siamo abitanti virtuali di Social Network, siamo Second life e poco dopo abbiamo già cambiato dimora digitale. C’è chi rimpiange quella mancanza di comprensione ogniqualvolta si parlava di bit e byte; ti guardavano tutti dal basso verso l’alto. Ho scattato una fotografia del passato e mi sono ritrovato a metà tra ieri ed oggi; però non indosso, ancora, gli occhiali…

Giudizi universali

Posted by Fender | Posted in Momenti, Racconti | Posted on 15-07-2009

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pesce-rosso

Mi sono ricordato di quando “pescavo” i pesci rossi alle giostre vicino casa. Una pallina, alcuni vasetti di vetro – tutti uguali -  con un foro al centro poco più ampio della stessa pallina da ping pong utilizzata per vincere l’agognato premio marino. Il trucco secondo me era proprio nella pallina. Sei convinto di fare centro perché tanti vasetti messi uno accanto all’altro sembrano garantire ampie probabilità di successo, invece è proprio la loro vicinanza a costringere la pallina a rimbalzare fino a cadere irrimediabilmente nella tasca di stoffa cucita ai bordi del tavolo.

Io il pesciolino rosso lo portavo a casa lo stesso, perché i miei genitori si commuovevano e lo compravano. Qualche tempo dopo mi sono fatto furbo e sporgendomi a dismisura quando la signora  si distraeva, facevo cadere la sfera dritta nel primo vaso di vetro posto all’estremità del gioco.

Beh, in fondo si trattava di dare una più o meno fissa dimora al pesce di turno costretto in pochi centimetri d’acqua e offrirgli qualche boccata d’ossigeno stipandolo dentro una altrettanto vetrosa bolla poco più capiente. Nessuna logica perversa. Un giudizio, semmai, lo possiamo trarre a posteriori.  La casualità, se non forzata, è importante affinché si possa mantenere un equilibrio. Le scelte che facciamo sono sempre vincolanti, ma non sempre totalmente indipendenti. Se la pallina rimbalza non è detto che finisca in quel vasetto. Magari finisce in un altro solo apparentemente identico agli altri…

PS.
Se volete, oggi, i pesci rossi si possono persino adottare

Egocentrismi strutturali: chi fa che cosa…

Posted by Fender | Posted in Momenti | Posted on 10-03-2009

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Come sottotitolo potrei utilizzare: la natura incontaminata del consulente. Si, perché oggi più che mai mi sono reso conto di quanto sia difficile la vita di chi – a onor del vero – cerchi, annaspi, raschi il fondo dell’ignoranza per tirarne fuori qualcosa di buono.

Sta di fatto che mi sono posto un semplice quesito. Niente di troppo impegnativo o che possa suscitare un referendum, ma tant’è che mi sono arrovellato su una questione molto in voga al giorno d’oggi: l’egocentrismo strutturale. Perché strutturale? Tutto accade quando si vanno a toccare situazioni statiche. Momenti ben protetti, creati ad Hoc. Un bozzolo di seta a cui nessuno può accedere. Il problema si pone quando l’elemento di disturbo, il consulente d’assalto, ignaro di questa “stasi occupazionale” avvolta da preziosità di ogni sorta, fa un passo di troppo e intacchi l’idillio. A questo punto scatta il sistema di autodifesa, ovvero l’egocentrismo strutturale.

La paura di perdere peso; un peso che conta, la fiducia nel proprio superiore; la crasi di tutte le competenze (ormai vetuste)  vacilla. Eccerto! Dopo anni di giacenza ti sei accorto che non bastano più le novità di dieci anni prima e che forse non sono poi così tanto nuove come pensavi. Ti sei accorto che qualcuno ha, nell’intimo della sua conoscenza, messo in moto un meccanismo perverso che si estrinseca in un unico modo: più lavoro! Più lavoro chiama altro lavoro e bisogna abbandonare quella posizione di tutto rispetto fatta di panciolle, poltrona e uno scrigno di sapere che puzza di muffa!

quante cose si imparano al giorno d’oggi…

Un Castello di sabbia per sognare

Posted by Fender | Posted in Momenti | Posted on 14-10-2008

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DOWN THE STREET YOU CAN HEAR HER SCREAM
“YOU’RE A DISGRACE”
AS SHE SLAMS THE DOOR IN HIS DRUNKEN FACE
AND NOW HE STANDS OUTSIDE
AND ALL THE NEIGHBOURS START TO GOSSIP AND DROOL

HE CRIES “OH GIRL, YOU MUST BE MAD
WHAT HAPPENED TO THE SEET LOVE YOU AND ME HAD”
AGAINST THE DOOR HE LEANS AND STARTS A SCENE
AND HIS TEARS FALL AND BURN THE GARDEN GREEN

AND SO CASTLES MADE OF SAND,
FALL IN THE SEA EVENTUALLY

A LITTLE INDIAN BRAVE WHO BEFORE HE WAS TEN
PLAYED WAR GAMES IN THE WOODS WITH HIS INDIAN FRIENDS
AND HE BUILT A DREAM THAT WHEN HE GREW UP
HE WOULD BE A FEARLESS WARRIOR INDIAN CHIEF

MANY MOONS PASSED AND THE DREAM GREW STRONG UNTIL TOMORROW
HE WOULD SING HIS FIRST WAR SONG
AND FIGHT HIS FIRST BATTLE BUT SOMETHING WENT WRONG
SURPRISE ATTACK KILLED HIM IN HIS SLEEP THAT NIGHT

AND SO CASTLES MADE OF SAND
MELTS INTO THE SEA EVENTUALLY

THERE WAS A YOUNG GIRL WHOSE HEART WAS A FROWN
BECAUSE SHE WAS CRIPPLED FOR LIFE AND COULDN’T SPEAK A SOUND
AND SHE WISHED AND PRAYED SHE WOULD STOP LIVING
SO SHE DECIDED TO DIE
SHE DREW HER WHEEL CHAIR TO THE EDGE OF THE SHORE
AND TO HER LEGS SHE SMILED
“YOU WON’T HURT ME NO MORE”
BUT THEN A SIGHT SHE’D NEVER SEEN MADE HER JUMP AND SAY
“LOOK A GOLDEN WINGED SHIP IS PASSING MY WAY”
AND IT REALLY DIDN’T HAVE TO STOP
IT JUST KEPT ON GOING

AND SO CASTLES MADE OF SAND
SLIPS INTO THE SEA EVENTUALLY

James Marshall Hendrix

Italia si, Italia gnamme

Posted by Fender | Posted in Momenti | Posted on 14-10-2008

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Liberate le parole! E’ un fatto, appurato, che il nostro Paese sta passando un momento molto difficile. L’aggettivo “difficile” porta con se tante informazioni ed altrettante considerazioni. Di fatto non è in grado, da solo, di consentire una identificazione esaustiva del problema soprattutto in questo particolare frangente. Certo, le questioni sono tante. C’è la crisi dei mercati finanziari, c’è il fenomeno dell’antisemitismo, la consulta Rai, le proteste all’Università, insomma, c’è tanta carne al fuoco. Ma come sbrigliare la matassa, come venire a capo del problema, quali gli strumenti necessari per quadrare il cerchio?

Volere volare!

Posted by Fender | Posted in Momenti | Posted on 31-07-2008

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“E se davvero tu vuoi vivere una vita più leggere e più fragrante…”  Volere volare!

Sushi Bar…

Posted by Fender | Posted in Momenti, Racconti | Posted on 15-06-2008

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Tanto ti prendo, è inutile che scappi. Tanto ti prendo, e smettila di saltellare qua e là come se fossi rimasto soltanto tu. Scivoli via, ti dimeni, sbatti la coda e mi guardi fisso… tanto ti prendo, si che ti prendo. Dall’oriente sono venuto e porto con me tutto il mio sapere; le magiche arti del Kung Fu! Tanto ti prendo, tanto ti prendo.

Una colazione in fieri…

Posted by Fender | Posted in Momenti | Posted on 13-06-2008

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…Al bar tutte le mattine per fare colazione
cappuccino scuro e cornetto integrale,
non è una petizione, non voglio le patatine,
palato sopraffino non pago la penale,
imbronciato e un pò deluso, mi sento fuso, confuso,
mi giro guardo quel pelato del mio amico
e gli dico senza farne abuso:
ma non dovevi pagare tu?
No, questa è una colazione in fieri!! Yo, man, Yo, man…